Giuliano Bekor, fotografo di fama internazionale, ha un portfolio che comprende lavori nel campo della moda, della bellezza, delle celebrità, della pubblicità e delle belle arti.
Le fotografie di Giuliano sono state pubblicate nelle più importanti pubblicazioni del mondo e la sua lista di clienti comprende una serie infinita di leader dell'industria della bellezza, agenzie pubblicitarie, celebrità, produttori e artisti.
Con 30 anni di attività nel settore, Giuliano ha perfezionato il suo mestiere fino a raggiungere un livello di competenza eccezionale. Composto da luce, colore, spazio e forma, Giuliano porta nella realtà idee concettualizzate nella sua immaginazione attraverso il suo lavoro.
Attualmente vive tra New York e Los Angeles, Giuliano è spesso in viaggio per lavoro e ispirazione. Da sempre visionario e irrequieto, non smette di esprimere il suo stile fresco e ricco di sfumature.
Per Giuliano Bekor, una fotografia è un'immagine che nasce consapevolmente, composta da luce, colore, spazio e forma. Come un pittore, fa degli schizzi, affinando le idee con penna e matita ben prima che l'otturatore scatti. La macchina fotografica è solo un mezzo per raggiungere un fine, un modo per fare una registrazione visiva palpabile di un'idea che gesta nella sua mente, prende forma con la sua mano e si risolve attraverso il suo occhio mentre scruta l'obiettivo.
Il suo soggetto è il corpo umano, quasi sempre nudo. Queste immagini si addentrano nello splendore del corpo, che può esprimere il significato interiore di chi siamo. Arti, torsi, muscoli e ossa sono esposti come se fossero scolpiti in una pietra flessibile e incandescente che si flette e si contorce. Molte di queste fotografie ritraggono soggetti in posa con gli occhi oscurati e il volto coperto.
Se guardiamo bene, dice Bekor, possiamo vedere che il corpo è una finestra sull'anima tanto quanto gli occhi. È una galleria dell'anima incisa nelle forme che assumiamo nel mondo fisico. Attraverso un contrasto esagerato tra chiaro e scuro, liscio e materico, vaporoso e tattile, Giuliano filtra deliberatamente l'estraneo.
La fotocamera cattura l'immagine, ma per Bekor ogni esposizione è una trasformazione - di se stesso, dei suoi soggetti e di noi. Sta scavando in un terreno scomodo, irto di tensioni: maschile/femminile, eroico/cattivo, spudorato/spregiudicato, eterno/folle. L'intensità dei dettagli, la perfezione ferocemente squisita dei corpi stessi, l'impegno scrupoloso dell'obiettivo, negano ogni pretesa di educazione. Confrontati, siamo chiamati a guardare. Quindi dobbiamo farlo. E lo facciamo. E sperimentiamo le belle forme umane che abitiamo e il linguaggio silenzioso ed eloquente che parlano.