Giuditta che decapita Oloferne - Quadro a olio di G.R. Badaracco - Fine del XVII secolo
Giuditta che decapita Oloferne è un dipinto a olio di Giovanni Raffaele Badaracco della metà del XVII secolo.
Olio su tela, cm. 102x75..
Ottime condizioni.
Prov. Sotheby's, Amsterdam, 1986; Collezione privata del Nord Europa.
Competenza del Dr. Patrizio Basso Bondini.
La tela in questione, esposta da Sotheby's ad Amsterdam il 2 giugno 1986, è opera del pittore Gio Raffaele Badaracco, uno degli interpreti più originali, per quanto riguarda la singolarità del suo stile, della cultura pittorica genovese tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento.
La formazione di Badaracco, come apprendiamo dalla sua principale fonte biografica scritta da Ratti, si svolge tra Roma, dove si trasferisce nel 1660 e dove lavora nell'ambiente di Carlo Maratta (1625 -1713), suo maestro, e Pietro da Cortona (1597-1669), e Genova, dove torna dopo otto anni di permanenza a Roma, ma non prima di essere passato per Napoli e Venezia. Nella sua città natale si dedicò a un'intensa attività artistica, prima come ritrattista, sulla scia della lezione di Van Dyck filtrata da uno dei suoi più noti seguaci a Genova, Giovanni Bernardo Carbone (1614-1683), e poi come pittore di quadri storici. La fertilità e la fretta, caratteristiche evidenziate anche da Ratti, sono alla base della sua produzione e numerosi suoi dipinti sono tuttora conservati nelle chiese liguri e nelle collezioni pubbliche. Tuttavia, nonostante la copiosa produzione di opere da parte sua, una chiara cronologia dei dipinti che Badaracco eseguì durante la sua carriera artistica rimane ancora da precisare.
Memore della lezione di Cortona e Maratta, Badaracco sviluppò uno stile del tutto personale in armonia con l'orientamento culturale della pittura genovese, avvicinandosi inizialmente soprattutto a Giovanni Benedetto Castiglione (1609-1664) e a Domenico Piola (1627-1703), per poi seguire, nel filone classico, compromesso tra pittura narrativa e spirito barocco, Paolo Piola (1666-1724) e Lorenzo De Ferrari (1680-1744).
Il nostro dipinto, probabilmente destinato a una committenza privata, fu probabilmente eseguito dopo l'inizio del nono decennio quando il pittore, pur rimanendo fermo al linguaggio marattesco, si avvicina proprio ai metodi di Paolo Gerolamo Piola. L'opera può essere confrontata, anche per l'ambientazione della scena e la rappresentazione dei personaggi a mezzo busto, con Giacobbe che riceve la veste insanguinata di Giuseppe, conservata a Genova presso la Galleria Piero Pagano, che vogliamo datare con precisione negli anni '90 del XVII secolo, e con la scena biblica collocata prima del 1975, sempre a Genova, nella Galleria Rubinacci.
Bibliografia di riferimento:
R. Soprani, Le vite de, pittori... Genovese, Genova, 1674, p.206.
C. G. Ratti, Delle vite dei pittori, scultori e architetti genovesi, II, Genova, 1769, pp.69-73.
M. Newcome, Raffaello Badaracco, "Living Antiquity", 2, 1980, pp.21-27.
P. Pagano, M. C. Galassi, Pittura del Seicento a Genova, Milano, 1988, figg. 48-54, p.644.E. Gavazza, F. Lamera, L. Magnani, Pittura in Liguria. Il secondo Seicento, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1990, pp.400-401. C. Di Fabio, Gio. Raffaele Badaracco. Qualità e industria, "Bollettino dei Musei Civici di Genova", 40-42, 1992, pp.61-73.
F. Boggero, Un pittore da far rivivere. Giuseppe Badaracco e Borghetto Santo Spirito...
Categoria
Fine XVII secolo Arte barocca